Aniello Rinaldo 29 Gennaio 1784 - 10 Ottobre 1809, capobrigante.
Figlio di Ferdinando e nipote di Domenico , che era stato uomo rispettato ed imparentato con le migliori famiglie di Volturara. Una zia, Rosa era madre di Don Carmine Benevento,un’altra Alessandra sposata con Antonio Petito litterato figlio di Prospero un personaggio importante del primo 700, la terza Antonia con Tommaso Di Feo, Camilla con Mattia Raimo,Lucia con Michele Picone, Anna sposata con Bernardo Marra
Luogotenente di Lorenzo De Feo , Laurenziello , di Santo Stefano , famoso brigante del primo ottocento ucciso nel 1812.
Sposato con Cesarea Marra ha una figlia Antonia che si sposerà con Pietro Palmino Di Meo ed in seconde nozze con Antonio Onofrio ; Nel maggio del 1809 gli muore una figlia Nicolina , appena nata e nello stesso anno il 10 Ottobre 1809 viene ucciso in uno scontro a fuoco con le guardie.
Uno strano destino sembra accanirsi contro questo brigante anche dopo la morte.
Nel 1817 muore il suo unico figlio maschio , Carmine, all’età di 11 anni
Nel 1829 il nipote Nicola da al figlio il nome di Aniello che muore all’età di 1 anno
Nel 1837 l’altro nipote Ferdinando da il nome di Aniello al figlio che muore dopo pochi giorni. Ci riprova due anni dopo e anche l’altro figlio Aniello muore dopo il parto. Finisce così per sempre il nome di un brigante che ha controllato il territorio volturarese per quasi dieci anni rapendo e rapinando chiunque passasse sotto il suo tiro. Brigante dai molti connotati politici finito come uno dei tanti malfattori del decennio francese.
La sua azione viene messa in risalto fin dal 1805 quando la banda Rinaldi era composta da D. Nicola Rinaldi, D. Aniello Rinaldi, Antonio Di Feo, Giosuè Raimo.
Nel Febbraio 1805 Il sopraintendente Generale della Polizia del Regno,il Duca D’Ascoli,informa il Segretario di Stato per la Giustizia e la Grazia S.E. Francesco Migliorini sulla grave situazione per l’ordine pubblico venutasi a creare nel tenimento di Montemarano ,Voltorara e Montella dove bande di ladri imperversano senza controllo e richiede rigore contro quei funzionari locali nei quali” possa concorrersi colpa o difetto in non aver impediti i delitti”.
Nel mese di marzo 1805 Il Governatore della Terra di Voltorara con vari rapporti avverte il Preside di Montefusco che la situazione nel Circondario sta degenerando e che varie comitive armate spadroneggiano sul territorio assalendo i viatecali e viandanti.
Il primo rapporto informa che il mattino del 10 Marzo alcuni viatecali di Volturara( Domenico Raimo,Matteo Raimo,Ciriaco Di Meo,Giovanni Di Feo,Michele e Matteo Paradiso) ritornando da Avellino furono assaliti in territorio di Atripalda da “cinque ladri armati di tutto punto e non conosciuti e derubati di diverse somme di danaro con un totale di 31 ducati e 70 grana.”
Nello stesso giorno e alla stessa ora in località Piedifano altri viatecali volturaresi ( Vincenzo Marra,Emanuele Volpe,Palmiero De Feo) che si recavano a Montella ad acquistare grano furono assaliti da altri cinque malviventi.
Al loro tentativo di fuga fu risposto con cinque colpi di scoppetta che li fecero desistere dalla fuga. Il bottino finale fu di 16 ducati e carlini 8 più una camiciola con quattordici bottoni d’argento asportati a Vincenzo Marra e di 7 ducati al Volpe e 43 ducati al Di Feo.
Il Governatore di Voltorara con rapporto del 25 Marzo 1805 riferisce al preside di Montefusco che la mattina del giorno prima in località Bolifano in C. da Brecce tenimento di Montemarano erano stati assaliti da undici uomini armati i viatecali volturaresi Mattia Raimo alias raimese ,Luigi e Giovanni Discepola ed altri nonostante la scorta degli armigeri Luigi Zirpolo e Giovanni Di Marino, i quali nonostante rimanessero feriti dai tiri di schioppo dei malviventi riuscirono a metterli in fuga.. In seguito a questi avvenimenti fu inviato sul posto il Tenente dei Dragoni provinciali Lorenzo De Concilii che unì sotto il suo comando anche le forze baronali del Reparto e le forze dipartimentali del Regio Governatore caporeparto di Sant’Angelo all’Esca.
In una lettera del 10 Aprile 1805 indirizzata al Sopraintendente di Polizia di Napoli, il Preside di Montefusco Giovanni Galliani fa il resoconto dell’attività perlustrativa svolta “tra le pertinenze di Montemarano,Voltorara e Montella” dal Tenente dei Dragoni Lorenzo De Concilii insieme al Caporeparto di Sant’Angelo all’Esca.
Il tenente De Concilii “avendo dato una stretta persecuzione alla comitiva suddetta ed ascoltate varie cose sospette di Voltorara e Montemarano” cattura il 2 Aprile Giuseppe Gambale di Montemarano e Giuseppe Marra di Voltorara “rei di omicidi,uomini facinorosi e compagni della comitiva suddetta.”
Assicura alla giustizia anche Michele Masucci “protettore della medesima comitiva e detentore di armi proibite”.
Fino al 7 Aprile continuano le ricerche della comitiva ma “nonostante le fedeli spie disposte per tutti quei luoghi e montagne” dei malviventi nessuna traccia.
Ordina al Tenente De Concilii di istituire in quei luoghi una “Guardia Paesana di persone probbe e coraggiose, ed atte alle armi “ per proteggere i viatecali e i passeggieri che vanno alla fiera di Gravina,sotto la diretta responsabilità degli amministratori locali che sceglieranno le guardie suddette .In caso di mancato rispetto degli ordini ” i governatori locali,per qualunque disguido pagheranno di tasca propria l’importo di eventuali furti a norma dei reali ordini .
Istituita la Guardia Paesana,il Tenete De Concilii fa ritorno in Avellino.
Altre notizie si hanno dalla relazione spedita dal Preside di Montefusco Giovanni Galliani al Sopraintndente Generale di Polizia di Napoli del 2 Ottobre 1805 a proposito della comitiva di facinorosi di Voltorara:
“Sul proposito dei facinorosi di Voltorara,mi conviene di rassegnare a V.C. per sua intelligenza che io non ho mai mancato di fare di tempo in tempo varie spedizioni in quella terra e specialmente varie volte vi ho spedito il Tenente dei fucilieri di città D. Lorenzo de Concilli con imponente forza per assicurarli alla giustizia, ed invano e’ riuscito ogni sforzo,giacché essendo situata la Terra di Voltorara alla falda di una montagna,la quale ha comunicazione da un lato colle montagne di Montella,Bagnoli ed Acerno, e dall’altro con quelle di Serino, e Giffoni,perciò nell’inseguimento tali facinorosi internandosi nelle montagne suddette dalla gente di armi se ne perde la traccia,ne’ per quante ricerche e maneggi si fussero fatti sin ora non si e’ potuto avere una spia fedele per essere a giorno nel luogo del loro ricovero”.
Il Preside continua il rapporto dicendo che il cinque giorni prima,il 27 settembre sulle montagne di Voltorara il Tenente De Concilii “ colle notizie prese,era riuscito ad assaltare una grotta ,sita nel folto di esse,in un luogo al più inaccessibile” trovandovi “un solo compagno di quella comitiva per nome Antonio Giggi di Chiusano,armato di tutto punto,reo di barbaro omicidio ed altri eccessi” che viene arrestato. Nella grotta rinvennero ogni sorta di cibo.Il tenente aveva quindi “ stimato impostarsi con tutta la gente per attendere la venuta di detta comitiva”,ma passata la notte aveva deciso di abbandonare quel luogo e di controllare altri rifugi che il Giggi indicava loro,alla fine le ricerche risultarono inutili.
“Temendo i naturali di Voltorara ulteriori disordini,quella Università presentò memoriale a questo Tribunale,dimandando di porre ripari a tanti sconcerti nonché per la loro incolumità ”.
Il Preside,ascoltando la supplica,manda a Voltorara 24 miliziani sotto il comando di un ufficiale” a garantire la vita e le robbe di quei abitanti”. Avverte del fatto il Tenente De Concilii per evitare “qualche disguido in caso di incontro” e per “avvalersi di tale forza in caso di occorrenza”.
Nella lettera il Preside chiede l’autorizzazione al Sopraintendente di poter utilizzare,su suggerimento del tenente di milizia D. Giuseppe Pandolfelli,un carcerato,tal Francesco Ferrandina,che si dice disposto “ a compromettere di assicurare alla giustizia i malviventi di Voltorara” in cambio di un’amnistia dei suoi reati.,consistenti in due omicidi e vari furti,per i quali il 16 Febbraio 1799 ara stato condannato “a sette anni di galea collo sfratto dal Regno”.
Sicuramente con una finta evasione il Ferrandina può unirsi ai malviventi senza alcuna diffidenza da parte loro e farli catturare senza problemi.
“ Perché si tratta di restituire la calma alla popolazione di Voltorara che vive nel massimo timore di tali malviventi mi attendo sul particolare il pronto suo savio oracolo,per ciecamente eseguirlo”.
Il 9 Novembre S.E. il Segretario di Stato di Giustizia e Grazia Francesco Migliorini da il placet all’operazione ed in una lettera al Sopraintendente Duca D’Ascoli afferma che “ Sua Maestà si e’ degnato di permettere che si accordi al Francesco Ferrantina il Guidato di due mesi a condizione che in questo frattempo debba dare nelle mani della Giustizia la Comitiva di Voltorara”.Sarà il Sopraintendente a valutare poi il comportamento del Ferrantina e gli riserverà la sorte che vorrà decidere.Il 22 Novembre il Sopraintendente autorizza con una lettera il Preside di Montefusco a dare il via all’operazione…..
Il culmine e la fine della sua azione , insieme con Laurenziello, fu il 1809 anno dai tanti efferati delitti che rientrano in un disegno politico che avrebbe dovuto vedere lo sbarco della flotta inglese per rimettere sul trono Ferdinando di Borbone. Il fallimento dell’azione determinò una serie di scontri nell’Agosto e nel Settembre dello stesso anno con molti morti.
3 Agosto
- Antonio Marra 32 anni sacerdote, .Abitava al Campanaro. ucciso dai Briganti
16 Settembre
- Palmino Imperiale 49 anni, fatigatore ucciso dai briganti.
- Andrea Imperiale 67 anni fu Nicola ucciso dai briganti.
18 Settembre
- Michele Di Meo fu Pasquale 30 anni circa ucciso dai briganti..
22 Settembre
- Eligio Lomazzo di Alessandro 31 anni ucciso dai briganti..
Il 10 Ottobre Aniello Rinaldi viene ammazzato e nello stesso giorno vengono arrestati tre sacerdoti per collusione con i briganti. Si tratta di D. Mattia Rinaldi,zio di Aniello,D. Mattia Mele,D .Lorenzo Pedecino e D. Nicola De Cristofano
Un personaggio ancora da scoprire. Edmondo Marra 10 Ottobre 2009 a 200 anni dal suo assassinio .
martedì 13 ottobre 2009
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